Salario giusto: le novità introdotte dalla Legge n. 112/2026 e gli effetti per imprese e datori di lavoro

Con la conversione in legge del Decreto-Legge n. 62/2026 è stato introdotto nel nostro ordinamento il principio del cosiddetto “salario giusto”, rafforzando il ruolo della contrattazione collettiva nazionale quale parametro di riferimento per la determinazione della retribuzione spettante ai lavoratori.

L’intervento normativo non introduce un salario minimo legale uguale per tutti, ma conferma la centralità dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative.

Il nuovo criterio di determinazione della retribuzione

La normativa individua nel trattamento economico previsto dal contratto collettivo nazionale maggiormente rappresentativo il parametro di riferimento per verificare la correttezza della retribuzione riconosciuta al lavoratore.

La valutazione deve tenere conto del settore economico di appartenenza, dell’attività esercitata, della categoria produttiva e delle caratteristiche del datore di lavoro. Nei comparti privi di una specifica contrattazione collettiva, il riferimento sarà rappresentato dal contratto collettivo del settore maggiormente affine.

Cosa comprende il trattamento economico complessivo

La legge chiarisce quali elementi devono essere considerati nella determinazione del trattamento economico complessivo.

Tra questi rientrano, a titolo esemplificativo:

  • paga base;
  • mensilità aggiuntive;
  • indennità fisse e continuative;
  • welfare contrattuale previsto in modo generalizzato.

Restano invece esclusi gli elementi retributivi variabili o attribuiti discrezionalmente al singolo lavoratore.

Incentivi e rinnovo dei contratti collettivi

La disciplina collega il rispetto del salario giusto anche all’accesso ad alcune agevolazioni contributive previste dalla normativa.

Inoltre, per favorire il tempestivo rinnovo dei contratti collettivi, viene previsto un meccanismo di adeguamento provvisorio delle retribuzioni qualora il rinnovo non intervenga entro i termini stabiliti, con l’obiettivo di limitare gli effetti negativi derivanti da lunghi periodi di vacanza contrattuale.

Rafforzato il ruolo del CNEL

Il legislatore attribuisce al CNEL nuove funzioni di raccolta, monitoraggio e analisi dei contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali.

L’obiettivo è creare un sistema informativo più completo sulla contrattazione collettiva e sull’evoluzione delle retribuzioni, favorendo maggiore trasparenza e disponibilità dei dati.

Il rapporto con i principi costituzionali

La nuova disciplina si inserisce nel quadro dei principi costituzionali che garantiscono al lavoratore una retribuzione proporzionata e sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.

Allo stesso tempo rimane fermo il principio della libertà sindacale, con la conseguenza che i contratti collettivi continuano ad avere natura privatistica e non acquisiscono efficacia generale nei confronti di tutti i datori di lavoro.

Il richiamo ai contratti collettivi maggiormente rappresentativi assume quindi la funzione di parametro di riferimento per la valutazione della congruità della retribuzione, senza trasformare tali contratti in norme automaticamente applicabili a tutti.

Il tema della rappresentatività sindacale

Uno degli aspetti ancora aperti riguarda l’assenza di una disciplina legislativa che definisca in modo oggettivo i criteri per misurare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali.

Questa mancanza può generare incertezze nell’individuazione del contratto collettivo da assumere come riferimento nei diversi settori produttivi, lasciando spazio a possibili contenziosi.

Il fenomeno dei contratti con ambito applicativo molto esteso

La sola rappresentatività delle organizzazioni firmatarie non sempre è sufficiente a evitare fenomeni di concorrenza tra contratti collettivi.

In alcuni casi esistono contratti caratterizzati da un campo di applicazione particolarmente ampio che possono sovrapporsi ad altri contratti di settore, determinando livelli retributivi differenti per attività tra loro molto simili.

Si tratta di un tema che continua ad alimentare il dibattito tra operatori, parti sociali e giurisprudenza.

Considerazioni operative

La riforma rafforza il ruolo della contrattazione collettiva quale principale strumento di individuazione della retribuzione adeguata, ma lascia ancora aperte alcune questioni di rilievo, tra cui la disciplina della rappresentatività sindacale, l’individuazione del contratto collettivo di riferimento e il coordinamento con i principi costituzionali.

Per le imprese diventa pertanto ancora più importante verificare la corretta applicazione del contratto collettivo e monitorare gli sviluppi normativi e giurisprudenziali che interesseranno la materia nei prossimi mesi.

Conclusioni

La nuova disciplina rappresenta un importante intervento di riordino del sistema retributivo italiano, confermando la centralità della contrattazione collettiva e introducendo nuovi strumenti di monitoraggio e di incentivazione. Resta tuttavia da verificare come le nuove disposizioni saranno applicate nella pratica e quali effetti produrranno sul contrasto al lavoro povero e sulla riduzione del contenzioso.

Lo Studio rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e per fornire assistenza nell’applicazione della nuova disciplina.