Secondo acconto imposte 2026: scadenza il 30 novembre

Entro il 30 novembre 2026 i contribuenti interessati dovranno effettuare il versamento della seconda o unica rata degli acconti delle imposte sui redditi e delle altre imposte previste. La scadenza riguarda diverse categorie di contribuenti, tra cui persone fisiche, professionisti, lavoratori autonomi, imprese e società.

Il pagamento può interessare, a seconda della situazione fiscale del contribuente, l’IRPEF, l’IRES, l’IRAP, la cedolare secca e le imposte sostitutive previste per i contribuenti in regime forfettario.

È importante ricordare che il secondo o unico acconto deve essere versato in un’unica soluzione, senza possibilità di rateizzazione.

Come si calcolano gli acconti?

Per determinare gli acconti delle imposte è possibile utilizzare due metodi alternativi: il metodo storico e il metodo previsionale.

Con il metodo storico, generalmente utilizzato, gli acconti vengono calcolati sulla base dell’imposta risultante dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente. L’acconto 2026 viene quindi determinato prendendo come riferimento l’imposta relativa al 2025, tenendo conto delle eventuali regole di ricalcolo previste.

Con il metodo previsionale, invece, è possibile determinare gli acconti sulla base dell’imposta che si presume sarà effettivamente dovuta per il 2026. Questa possibilità può risultare particolarmente conveniente per i contribuenti che prevedono una riduzione del reddito rispetto all’anno precedente, ad esempio in caso di:

  • Riduzione dell’attività lavorativa o professionale.
  • Diminuzione dei ricavi e del reddito imponibile.
  • Maggiori costi deducibili.
  • Variazioni nella situazione fiscale del contribuente.
  • Passaggio a un diverso regime fiscale.

Attenzione: l’utilizzo del metodo previsionale richiede un’attenta valutazione. Se gli acconti versati risultano inferiori a quelli effettivamente dovuti, il contribuente può essere soggetto a sanzioni e interessi.

Quali sono le percentuali da versare?

L’acconto delle imposte sui redditi è generalmente pari al 100% dell’imposta di riferimento, da versare in una o due rate a seconda dell’importo dovuto.

Per gli acconti suddivisi in due rate, le percentuali variano in base alla tipologia di contribuente.

Tipologia contribuentePrima rataSeconda rata
Soggetti non ISA40%60%
Soggetti ISA e assimilati50%50%

La seconda rata deve essere versata entro il 30 novembre 2026. Le percentuali indicate riguardano gli acconti per i quali è prevista la suddivisione in due rate. Per gli importi inferiori alle soglie previste, il versamento può non essere dovuto oppure essere effettuato in un’unica soluzione.

Acconto IRPEF 2026

Per le persone fisiche, l’acconto IRPEF viene generalmente calcolato nella misura del 100% dell’imposta di riferimento relativa al 2025.

In particolare:

  • Fino a 51,65 euro: l’acconto non è dovuto.
  • Oltre 51,65 euro e fino a 257,52 euro: l’acconto è versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre.
  • Oltre 257,52 euro: l’acconto è suddiviso in due rate, secondo le percentuali previste per il contribuente.

Acconti per i contribuenti in regime forfettario

Anche i contribuenti in regime forfettario devono verificare il versamento della seconda o unica rata dell’acconto dell’imposta sostitutiva. L’acconto viene generalmente calcolato sulla base dell’imposta dovuta per il 2025, applicando le regole previste per l’IRPEF.

Per i contribuenti che hanno adottato il regime forfettario nel 2026, provenendo dal regime ordinario, può invece mancare una base storica di riferimento per l’imposta sostitutiva. Particolare attenzione deve essere prestata anche ai contribuenti che nel 2026 sono usciti dal regime forfettario, per i quali potrebbe risultare opportuno valutare l’utilizzo del metodo previsionale.

Acconto IRES e IRAP 2026

Anche le società e gli altri soggetti interessati devono verificare il versamento degli acconti IRES e IRAP. Per l’IRES, l’acconto viene generalmente determinato nella misura del 100% dell’imposta relativa all’anno precedente.

Il versamento può avvenire in un’unica soluzione oppure in due rate, secondo gli importi e le regole applicabili. Per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, il termine della seconda o unica rata è fissato al 30 novembre 2026. Le medesime regole generali di ripartizione si applicano anche all’IRAP, per i soggetti tenuti al relativo versamento.

Acconto cedolare secca 2026

La scadenza interessa anche i proprietari di immobili che hanno optato per il regime della cedolare secca. L’acconto 2026 è generalmente pari al 100% dell’imposta dovuta per il 2025.

Il versamento:

  • Non è dovuto se l’imposta di riferimento non supera 51,65 euro.
  • Avviene in un’unica soluzione se l’imposta è superiore a 51,65 euro ma non a 257,52 euro.
  • È suddiviso in due rate se l’imposta supera 257,52 euro.

Chi ha scelto per la prima volta la cedolare secca nel 2026, in assenza di un’imposta dell’anno precedente, non è tenuto al versamento dell’acconto 2026 relativo alla cedolare. Anche in caso di uscita dal regime della cedolare secca può essere opportuno valutare il metodo previsionale.

Esempio pratico: come funziona il metodo previsionale?

Supponiamo che un contribuente non soggetto ISA abbia un’imposta di riferimento relativa al 2025 pari a 3.000 euro. Con il metodo storico, gli acconti IRPEF 2026 risultano così suddivisi:

DescrizioneImporto
Acconto complessivo 2026€ 3.000
Prima rata (40%)€ 1.200
Seconda rata (60%)€ 1.800

Entro il 30 novembre 2026, il contribuente dovrebbe quindi versare 1.800 euro. Supponiamo però che, a causa di una riduzione del reddito, l’imposta effettivamente prevista per il 2026 sia pari a 2.000 euro. Utilizzando il metodo previsionale, l’acconto complessivo potrebbe essere ridotto a 2.000 euro.

Avendo già versato 1.200 euro come prima rata, il contribuente potrebbe limitare il secondo versamento a 800 euro, anziché 1.800 euro. Il risparmio immediato in termini di liquidità sarebbe quindi di 1.000 euro. Naturalmente, la riduzione deve essere supportata da una previsione attendibile dell’imposta effettivamente dovuta per il 2026.

È possibile utilizzare crediti fiscali per il pagamento?

Sì. I contribuenti che dispongono di crediti fiscali possono, nel rispetto delle condizioni previste, utilizzarli in compensazione per ridurre o azzerare gli importi da versare. Occorre tuttavia verificare la disponibilità effettiva dei crediti e l’eventuale presenza di limitazioni alla compensazione.

Scadenza del 30 novembre: cosa verificare?

In vista della scadenza è opportuno controllare:

  • L’importo della seconda o unica rata dovuta.
  • Le eventuali variazioni del reddito rispetto al 2025.
  • L’opportunità di applicare il metodo previsionale.
  • La presenza di crediti fiscali utilizzabili in compensazione.
  • Eventuali condizioni particolari che richiedano un ricalcolo degli acconti.

Una corretta valutazione consente di evitare versamenti non necessari, senza esporsi al rischio di insufficienti pagamenti.

Conclusioni

Il 30 novembre 2026 rappresenta un’importante scadenza fiscale per numerosi contribuenti.

La possibilità di applicare il metodo previsionale può consentire, in presenza dei presupposti, di ridurre gli importi da versare e di gestire più efficacemente la liquidità.

È tuttavia fondamentale verificare attentamente la propria posizione fiscale prima di procedere a eventuali riduzioni degli acconti.

Lo Studio Mion resta a disposizione per fornire chiarimenti, verificare gli importi dovuti e valutare l’eventuale convenienza dell’applicazione del metodo previsionale, nel rispetto delle disposizioni fiscali vigenti.